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Sito di informazione politica
della sede di Gioia del Colle

domenica 31 ottobre 2010

CAPEZZONE: In azione un network politico editoriale contro Berlusconi

"Ormai le cose sono sempre più chiare. E’ in azione un network politico ed editoriale, che confida e spera in sponde giudiziarie e di altro tipo, che si è dato l’obiettivo di una vera e propria caccia all’uomo contro Silvio Berlusconi e chi gli sta vicino". Lo ha dichiarato Daniele Capezzone, portavoce del Pdl.


"Gossip, pseudorivelazioni private, insinuazioni: tutto converge in questo unico obiettivo. Le vittorie elettorali di Berlusconi sono state così nette da apparire difficilmente rovesciabili con ’ordinari mezzi politici’. E allora è scattato un assalto di altro tipo. C’è chi vuole un clima mefitico e una politica più debole, di tutta evidenza. C`è da sperare che qualcuno sbagli i suoi conti: e non solo perché tantissimi italiani hanno fiducia in Berlusconi, ma anche perché hanno fiducia nella democrazia, nella possibilità di essere loro a scegliere i governi, senza che qualche manovratore privo di consenso e di legittimazione pensi di sovvertire i responsi delle urne".

venerdì 29 ottobre 2010

BERLUSCONI: L'Italia e' seconda solo alla Germania


"Sara’ una giornata importante e determinante per il nostro futuro". Cosi’ si e’ espresso il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, commentando l’importanza del vertice europeo di Bruxelles.

"A Bruxelles riusciremo definitivamente a far passare il concetto che la situazione di salute di un Paese non puo’ essere giudicata solo dal suo debito pubblico, ma anche dalla sua finanza privata. Dunque, per valutare la salute di un Paese, occorrera’ tener conto anche della finanza privata. Facendo cosi, l’Italia fa un salto in su nelle classifiche e viene subito dopo la Germania".

giovedì 28 ottobre 2010

BONDI: Da Repubblica ennesimo capitolo di nuova spaventosa inciviltà

"L’ennesimo capitolo di una campagna scandalistica pubblicato oggi da La Repubblica rappresenta il segno più spaventoso di una inciviltà che minaccia di corrodere le fondamenta della nostra vita democratica e di incanalare nuovamente la vita politica verso esiti distruttivi".

Così si e’ espresso il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi, commentando l’ennesimo articolo-spazzatura pubblicato dal quotidiano romano sul presidente del Consiglio.

venerdì 22 ottobre 2010

Lodo Alfano: un tassello necessario per riformare la Giustizia

Gli assi portanti di un Paese a regime democratico, ossia i fondamenti che danno credibilità alle istituzioni, non sono solo quelli che ricevono, attraverso il voto, una legittimazione popolare: oltre ad organi rappresentativi quali il Parlamento e il Governo, che sono espressione diretta del potere legislativo ed esecutivo, il nostro ordinamento affida un ruolo cruciale, per la tutela dei cittadini e delle loro istanze, anche all'ordine giudiziario.

Se i cittadini, secondo il nostro sistema costituzionale, hanno la facoltà di eleggere e di riporre la loro fiducia in una rappresentanza politica che esprime poi un Governo, non si può dire la stessa cosa in merito agli organi giudiziari, che, avendo una composizione interna che non è di diretta emanazione popolare, dovrebbero cercare di guadagnarsi la fiducia almeno attraverso i fatti. Purtroppo, come sappiamo, ormai da decenni il nodo di una Giustizia lenta ed inefficiente, spesso incapace di salvaguardare il principio del giusto processo, si è ingigantito, sia a scapito dei cittadini, che spesso non si sentono garantiti nei loro diritti, sia ai danni del Sistema Paese, che vede le sue potenzialità economiche frenate da un ordine giudiziario che spaventa qualsiasi imprenditore straniero che intende investire nel Belpaese.

A destare preoccupazione, in Italia, non vi è solo la situazione desolante, in termini di cause civili e penali pendenti, che si è andata accumulando negli anni, ma anche il problema della tutela del complesso e precario equilibrio tra organi istituzionali, che, se, in base alla nostra Carta fondamentale dovrebbe essere garantito dal principio della divisione dei poteri, in realtà è stato spesso insidiato dal protagonismo di una minoranza di Toghe: alcune di esse, anche in passato, hanno messo ha rischio la stabilità democratica del Paese scatenando inchieste a orologeria, inchieste che, in contrasto con il sacrosanto caposaldo del garantismo, poi si sono trasformate in processi mediatici fondati sul principio della presunzione di colpevolezza.

Ed è proprio per ovviare a queste criticità che la maggioranza ha proposto di modificare la Costituzione per consentire di sospendere eventuali procedimenti giudiziari a carico dei presidenti della Repubblica e del Consiglio, ottenendo martedì l'ok in Commissione Affari costituzionali del Senato in merito all'emendamento del Pdl al lodo Alfano, che sancisce la retroattività delle norme contenute nel provvedimento per i processi che riguardano le due alte cariche. Tale norma costituzionale, che dovrebbe andare a sostituire la norma transitoria del legittimo impedimento, è stata elaborata sulla base delle necessità, espressa anche dalla Corte costituzionale, di salvaguardare la serenità dello svolgimento delle funzioni di alcune alte cariche, che potrebbe essere compromessa ove non venissero sospesi processi per fatti antecedenti all'assunzione della carica. Secondo la nuova normativa eventuali procedimenti a carico di Presidente della Repubblica e premier, su ipotesi di reati commessi prima del rispettivo mandato, potrebbero essere sospesi momentaneamente, con deliberazione parlamentare, per poi essere ripresi una volta cessato il loro statusistituzionale.

La Riforma della Giustizia, dunque, prenderà corpo anche sul piano costituzionale: l'obiettivo da una parte è quello di adattare la nostra Carta alle esigenze di efficienza di una democrazia compiuta e moderna e di un Sistema Paese che ha bisogno di essere più competitivo anche su questo fronte, dall'altra è quello di rimettere in perfetto equilibrio la bilancia della giustizia, salvaguardando i diritti dei cittadini e le loro scelte politiche, che non possono essere stravolte da una minoranza.

Come ha riferito il ministro Alfano, «la nostra riforma della giustizia non avrà nessuna istanza di ritorsione nei confronti della magistratura, come la sinistra pregiudizialmente afferma». Anzi, come egli ha tenuto a rimarcare, l'intento è proprio quello di rafforzare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, sia inquirente sia giudicante (slegandola da logiche corporative e da giochi correntizi), in un quadro di maggiore efficienza del sistema e di maggiore effettiva parità tra accusa e difesa. Non solo, la direzione che si vuole intraprendere è quella secondo la quale possa essere finalmente esercitata la giustizia disciplinare sui magistrati che sbagliano, anche perché, se è giusto che i poteri politici rispondano di fronte alla magistratura, è altrettanto corretto che anche i giudici siano responsabili degli errori che commettono nell'esercizio delle loro funzioni: in questo modo, così, verrebbe rafforzato il principio dei cheks and balances sui cui è fondato il nostro ordine istituzionale.

Aurora Franceschelli





giovedì 14 ottobre 2010

Fitto al Rossini domenica alle ore 11,00


Domenica 17 ottobre il Ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto sarà a Gioia al Teatro Rossini, per discutere di "Piano Sud e Federalismo", intervistato da Gennaro Sangiuliano. Ad aprire l'incontro l'onorevole Antonio Distaso Coordinatore Provinciale del PDL.

giovedì 7 ottobre 2010

DIFENDIAMO LA LIBERTÀ



Pubblichiamo il testo del primo discorso che Silvio Berlusconi pronunciò dopo la sua «discesa in campo». Parole che il presidente del Consiglio ha riproposto domenica a Milano, durante la giornata conclusiva della Festa della Libertà, per richiamare lo «spirito del '94».

Noi crediamo nella libertà, in tutte le sue forme, molteplici e vitali: la libertà di pensiero e di opinione, la libertà di espressione, la libertà di culto, di tutti i culti, la libertà di associazione. Crediamo nella libertà di impresa, nella libertà di mercato, regolata da norme certe, chiare e uguali per tutti. Ma la libertà non e graziosamente concessa dallo Stato, perché è ad esso anteriore, viene prima dello Stato.

E' un diritto naturale, che ci appartiene in quanto essere umani e che, semmai, essa sì fonda lo Stato. E lo Stato deve riconoscerla e difenderla in tutte le sue forme proprio per essere uno Stato legittimo, libero e democratico e non un tiranno arbitrario.

Crediamo che lo Stato debba essere al servizio dei cittadini, e non i cittadini al servizio dello Stato.Per questo concretamente crediamo nell'individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto di realizzare se stesso, di aspirare al benessere e alla felicità, di costruire con le proprie mani il proprio futuro, di poter educare i figli liberamente.

Per questo crediamo nella famiglia, nucleo fondamentale della nostra società. E crediamo anche nell'impresa, a cui è demandato specialmente il grande valore sociale della creazione di lavoro, di benessere e di ricchezza.

Noi crediamo nei valori della nostra cultura nazionale che tutto il mondo ci invidia. Crediamo nei valori della nostra tradizione cristiana, nei valori irrinunciabili della vita, del bene comune, nel valore irrinunciabile della libertà di educazione e di apprendimento, nel valore della pace, della solidarietà, della giustizia, della tolleranza, verso tutti, a cominciare dagli avversari. E crediamo soprattutto nel rispetto e nell amore verso chi e più debole, primi fra tutti i malati, i bambini, gli anziani, gli emarginati.

Desideriamo vivere in un Paese moderno dove siano valori sentiti e condivisi la generosità, l'altruismo, la dedizione, la passione per il lavoro, e al tempo stesso da liberisti crediamo nei meccanismi del libero mercato che sa combinare insieme gli egoismi individuali e trasformarli in benessere collettivo, cose come crediamo negli effetti positivi per tutti della competizione, della concorrenza e del progresso che non puo esserci se non c'è la libertà.


domenica 3 ottobre 2010

AVANTI CON LE RIFORME

Proponiamo ai lettori il testo dell'intervento di replica del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, tenuto al Senato il 30 settembre, in occasione del dibattito sulla situazione politica generale.

Signor presidente, onorevoli senatori, ho ascoltato con interesse ed attenzione tutti gli interventi. Ho avuto già occasione di dirlo ieri alla Camera: un serio partito centrista come l'Udc, che condivide con noi la partecipazione alla grande famiglia dei popolari europei, un gran partito di sinistra come il Partito Democratico, che aspira ad essere un'alternativa di governo riformista, dovrebbero essere capaci di dare una risposta che vada al di là della dialettica, degli slogan, dei calcoli di breve periodo. Una democrazia compiuta ha bisogno di una maggioranza e di un'opposizione responsabili, capaci di comportarsi e confrontarsi civilmente su progetti alternativi ed anche di trovare le sintesi, quando l'interesse complessivo della nazione lo impone e le condizioni della politica lo consentono.

Spero non sfugga a nessuno il valore di questa discussione, la portata della scelta che il governo propone. Non si tratta di una piccola contabilità di numeri parlamentari: non è questo in discussione, perché se la questione fosse solo questa allora dovremmo prendere atto che il governo oggi gode di un consenso parlamentare più ampio rispetto all'inizio della legislatura. Ho verificato i dati relativi alle 35 fiducie poste e, stando al risultato del voto alla Camera, la fiducia di ieri è stata la fiducia più alta ed il risultato più grande che il governo abbia conseguito nella storia degli ultimi anni. Ovviamente ne siamo soddisfatti anche perché questa votazione chiude una stagione di polemiche interne alla maggioranza che certo non hanno fatto bene a nessuno. Oggi constatiamo che tutti i parlamentari eletti nelle file della maggioranza confermano il loro sostegno concreto e coerente all'azione di governo. So che tutti loro, anche chi ha fatto o sta facendo una scelta per me dolorosa di separazione dal Popolo della Libertà, svolgeranno un'azione parlamentare e politica con lo spirito costruttivo e leale di sempre. Di ciò li ringrazio.

Dunque, oggi il governo, a dispetto dei tanti profeti di sciagure, esce da questa discussione più forte e più sereno. Ma non è soltanto per tale motivo che abbiamo voluto questa discussione. Noi speriamo che l'opposizione sia partecipe di questa stagione delle riforme, ma credo che ciò non sarà possibile fino a quando l'opposizione non saprà darsi una politica di respiro europeo e fino a quando non saprà distinguere le questioni della politica dal giustizialismo e dalle aggressioni strumentali.

LA POLITICA ESTERA

Nel corso del dibattito odierno ho ascoltato diverse critiche e intendo rispondere subito a quella che mi è venuta dal senatore Zanda, il quale oggi ha dato l'impressione di essere contento per il fatto che l'Italia - a suo dire - non sarebbe tra i protagonisti della politica estera: l'Italia sarebbe anche un «paesucolo» sempre meno influente nel contesto mondiale. Zanda si sbaglia di grosso, perché oggi il Paese è ascoltato grazie anche al fatto che ha un presidente del Consiglio che è il più esperto tra i leader degli Stati democratici.

Abbiamo ottenuto risultati straordinari in molti passaggi anche recenti. Ricordo che nel 2002, quando facemmo il vertice a Pratica di Mare, per la prima volta la Russia entrò nell'Occidente, ponendo fine alla guerra fredda, a quei due arsenali nucleari che ci avevano tenuto con il fiato sospeso per decenni. Ancora: dopo che si erano veramente rarefatte, se non annullate, le relazioni tra l'amministrazione repubblicana americana e quella russa in seguito alla decisione di quest'ultima di installare i missili in Polonia e nella ex Cecoslovacchia, quei rapporti sono ritornati ad essere normali grazie al lavoro che il sottoscritto ha portato avanti nei confronti del presidente Obama e del presidente Medvedev. A loro ho intimato, come presidente del G8 per la terza volta - e questo vorrà pur significare un po' di esperienza - di non presentarsi da noi in Italia senza avere almeno siglato il Trattato per la riduzione degli arsenali nucleari, delle bombe atomiche. Cosa che fecero. Obama andò due giorni prima a Mosca, poi tornò da Mosca e venne da me all'Aquila mostrando il contratto siglato tra lui e Medvedev. Vi sembra poco? Quando l'amministrazione repubblicana americana non mosse un dito e lasciò fallire Lehman Brothers, io andai a Washington, restai un giorno intero a colloquio con il presidente americano e venne fuori la decisione di destinare 700 miliardi di dollari affinché le banche americane non fallissero, altrimenti sarebbe stato il disastro.

Per metterla definitivamente a zero, caro senatore Zanda, domandi al presidente Putin e al presidente Sarkozy come è andata la vicenda dei carri armati russi a 15 chilometri da Tskhinvali, quando c'era la decisione del parlamento russo, di tutto il quartier generale dell'esercito russo, di attaccare la Georgia, di arrivare a Tbilisi e - parole che cito testualmente - di «attaccare all'albero più alto» il presidente georgiano. Fu il sottoscritto che, con molte ore di discorso al telefono con il presidente Putin e con Nicolas Sarkozy in contatto con il presidente Medvedev, fece decidere alla Federazione russa di non fare quell'attacco che avrebbe portato a zero le relazioni tra l'Occidente e la Russia, e avrebbe creato un divorzio difficilmente superabile fra la Federazione russa, l'Unione europea, l'Alleanza atlantica, gli Stati Uniti d'America.

Veniamo a Gheddafi. Abbiamo ereditato una Libia che non ci dava nessun lavoro pubblico, che non ci voleva più dare gas e petrolio, che aveva una festa il 30 agosto chiamata la «giornata della vendetta». Oggi abbiamo una Libia che ci privilegia in tutti i lavori pubblici, che ci fornisce gas e petrolio per i prossimi quarant'anni e, avendo il presidente italiano avuto il coraggio di chiedere perdono a quel popolo per quello che era stato commesso dai nostri predecessori, che avevano voluto sottomettere come colonia un Paese e un popolo, noi siamo oggi in grado di dire di aver risolto la questione coloniale, E non c'è nessun inginocchiamento da parte nostra. Si è stabilito, in quel Trattato, che un anno la festa si celebri in Libia, un anno si celebri a Roma. Il leader Gheddafi è venuto qui, si è recato nella sua ambasciata, e il governo italiano l'ha soltanto invitato a una straordinaria esibizione dei nostri Carabinieri. E questo è stato tutto. Non c'è stato nessun inginocchiamento; c'è stato un rapporto amichevole tra il capo di uno Stato che noi avevamo sottomesso e con cui siamo finalmente arrivati a chiudere la questione coloniale, e il presidente del Consiglio italiano, il premier di una moderna democrazia.

L'AMBIENTE

Però voglio rispondere anche ad alcuni interventi che mi sono sembrati ispirati dalla preoccupazione del bene comune, anziché da quel pregiudizio negativo di cui ho appena parlato. È singolare che l'azione positiva del nostro governo sia presa a modello più all'estero che in Italia.

Veniamo a quello che riguarda la critica che ci è venuta sul tema dell'ambiente. L'ambiente è unasset strategico. Non ne ho parlato stamattina, ma è al centro delle nostre preoccupazioni e voglio ricordare qui i principali provvedimenti che sono stati adottati: il piano contro il dissesto idrogeologico, volto ad evitare che in futuro si ripetano le calamità e le alluvioni di cui abbiamo avuto esempi anche recenti, purtroppo anche con vittime innocenti. Per questo il governo ha varato uno stanziamento straordinario di un miliardo e 250 milioni, che raddoppierà con gli stanziamenti delle Regioni; questi saranno stanziamenti per interventi nelle zone più a rischio. Si tratta di un'azione decisa per il recupero di efficienza nelle procedure autorizzative. Abbiamo rilasciato oltre 200 VIA (Valutazione di impatto ambientale) e AIA (Autorizzazione integrata ambientale) a fronte delle pochissime rilasciate dal governo Prodi. Abbiamo anche semplificato le procedure con la revisione del Codice dell'ambiente. La lotta alle ecomafie avviene attraverso il SISTRI, il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali pericolosi, e un controllo satellitare consente di seguire in tempo reale il percorso dei rifiuti evitando così abusi e illegalità e riducendo i costi per le imprese. Ho sentito una vocina che discretamente diceva: «Napoli». Allora parliamo di Napoli. La città ha avuto risolto definitivamente il problema dei rifiuti. Ci sono le discariche che possono contenerli; c'è il termovalorizzatore di Acerra che funziona completamente. Che cosa non funziona a Napoli? Non funziona la raccolta dei rifiuti, che è nella completa responsabilità dell'amministrazione comunale di Napoli che è guidata da un sindaco che ha un nome e cognome, e si chiama Rosa Russo Iervolino. Per l'ambiente abbiamo introdotto l'educazione ambientale come nuova materia scolastica. Abbiamo messo gli incentivi per l'efficienza energetica, il risparmio energetico e la mobilità sostenibile. Per la lotta allo smog e all'inquinamento per la prima volta è stato varato il piano nazionale per debellare con misure organiche l'inquinamento delle città.

LA SCUOLA

La scuola è un altro tema sul quale ho sentito critiche scarsamente documentate. Lo stesso discorso vale per altre casematte come l'università, la stampa, la giustizia, i sindacati e le cooperative, dove la sinistra ha costruito una propria egemonia culturale e politica, con una capacità di ribaltare la realtà dei fatti davvero straordinaria. Ci accusate di tagli alla scuola. È l'ennesima bugia. La realtà è che negli ultimi dieci anni la spesa per la scuola è aumentata del 30%, passando da 33 miliardi di spesa nel 1999 a 43 miliardi nel 2008. A questo aumento non è corrisposto alcun miglioramento della qualità, anzi la scuola italiana, a giudizio di tutti, si è sempre più degradata. La sinistra ha trasformato la scuola in un enorme ammortizzatore sociale, assumendo 200.000 precari senza curarsi né della qualità degli insegnanti né della qualità dell'insegnamento, e portando i ragazzi ad uscire dalla scuola senza alcuna capacità di inserirsi immediatamente nel mondo del lavoro.

Oggi abbiamo 7.800.000 studenti nelle aule e 701.000 insegnanti. Questo fa della scuola una grande realtà sociale, che può aver successo e competere alla pari con l'Europa e che dobbiamo gestire con criteri di efficienza. Finora non è stato così. Per evitare il tracollo ed invertire la rotta abbiamo deciso di spendere meglio, in modo più razionale ed investire di più sull'innovazione, sulla formazione, sui premi per i docenti meritevoli e sull'edilizia scolastica. Otterremo così un risparmio nei prossimi tre anni. Non si tratta di tagli, bensì di una razionalizzazione dei costi. Nella scuola abbiamo introdotto anche importanti riforme, le prime dopo anni di immobilismo. Nella scuola primaria abbiamo introdotto il maestro di riferimento, abbiamo razionalizzato gli organici e, con il quadro orario di 40 ore settimanali, abbiamo - contrariamente a quello che avete sempre affermato - aumentato il tempo pieno. Nelle scuole secondarie abbiamo semplificato la scelta tra i licei, che prima avevano più di 300 indirizzi sperimentali diversi e ora ne hanno sei. Abbiamo introdotto analoga semplificazione negli istituti tecnici e in quelli professionali. Così facendo, abbiamo voltato pagina, portando nella scuola la rivoluzione del merito dopo gli anni della controrivoluzione sessantottina. Il nostro imperativo è di preparare i giovani al mercato del lavoro.

L'AGENDA BIOETICA

Quanto all'agenda bioetica, il positivo riscontro del mondo cattolico sui giornali di oggi in merito ai nostri impegni per il sostegno della famiglia e per il riconoscimento del valore di ogni singolo essere umano mi inducono a precisare, con assoluta convinzione, il nostro orientamento su questi temi dell'agenda. La centralità della persona e la difesa del valore della vita sono al centro della nostra attenzione. Ritengo sia giunto il tempo di dare attuazione al piano per la vita, piano che avevo annunciato all'inizio di questa legislatura. Il futuro di un Paese non può dipendere soltanto dall'andamento dell'economia, ma è strettamente legato anche allo sviluppo demografico e alla speranza e alla voglia di costruire qualcosa per i nostri figli. La nostra scelta è netta. Vogliamo salvaguardare l'integrità e la dignità della persona, l'umanità dell'uomo, la vita come bene primario.

LE INFRASTRUTTURE

Stamattina, sulle grandi infrastrutture, avendo io parlato degli investimenti per le infrastrutture al Sud, ho sentito qualche preoccupazione soprattutto da parte degli amici della Lega Nord. È una preoccupazione infondata, come si può constatare dallo stato di avanzamento delle autorizzazioni dei finanziamenti dei lavori, pubblicato tra l'altro sul sito del ministero delle Infrastrutture. Il nostro obiettivo, come governo, è quello di colmare in tutte le aree del Paese (Nord, Centro e Sud) il ritardo trentennale nel campo delle grandi infrastrutture. Nel Nord ciò significa decongestionare il traffico stradale autostradale e, naturalmente, realizzare l'alta capacità ferroviaria per quello che è il più importante corridoio europeo - il Corridoio 5 - che andrà dall'Atlantico al Pacifico attraverso l'Ucraina e che, per quanto riguarda l'Italia, va dal Piemonte a Trieste. Questo significa ridurre il costo dei trasporti e della logistica per le industrie del Nord e metterle così in grado di competere con le imprese della Francia, della Germania e del resto d'Europa.

L'AMICIZIA CON ISRAELE

Vorrei poi evitare che una parola di troppo, sfuggita a un nostro senatore nella foga di un intervento polemico, possa generare degli equivoci. In tutta la mia vita sono stato sempre un amico d'Israele. I sentimenti, le ragioni e i valori che ci uniscono a quel popolo sono numerosi e sono per me fortissimi. Da ragazzo ho avuto amici ebrei, che mi hanno raccontato le sofferenze delle loro famiglie. Ho abitato per molti anni a Milano proprio a fianco di una scuola israeliana. La visita al campo di sterminio di Auschwitz, insieme all'orrore per la barbarie dell'Olocausto, mi ha trasmesso un sentimento di solidarietà incancellabile. Da allora - l'ho detto e lo ripeto - anche io mi sento israeliano. Tutelare i valori e l'identità di Israele significa difendere i nostri stessi valori, la nostra origine culturale, civile, religiosa. E significa trasmettere alle generazioni future un messaggio di libertà e di democrazia, valori senza i quali è impossibile costruire una società che possa vivere nella pace, nella sicurezza, nel benessere. Vi ricordo che io ho proposto più volte, nel Consiglio dei capi di Stato e di governo, di aprire ad Israele la porta per diventare membro delle Nazioni Unite d'Europa.

AVANTI CON LE RIFORME

Non credo che ai cittadini interessino le nostre liti. Credo che ai cittadini interessi di più avere la consapevolezza di vivere in uno Stato libero, in uno Stato efficiente, in uno Stato più amico dei cittadini. Sono consapevole che il grande onore e il grande privilegio di guidare una grande Nazione come l'Italia comportino dei grandi doveri. Ne siamo veramente tutti ampiamente consapevoli. Non abbiamo mai smesso di lavorare, anche in queste vacanze. Voglio ringraziare tutti i ministri e i sottosegretari per il lavoro che hanno svolto e che svolgono quotidianamente: un lavoro spesso oscuro, non raccontato dai giornali (che si appassionano piuttosto alle liti e ai pettegolezzi), ma certamente un lavoro che è indispensabile per condurre il Paese fuori da una stagione drammatica.

Da oggi ci dedicheremo ancora di più a questo. Uscire dalla crisi è indispensabile e sono sicuro che noi siamo sulla buona strada; una strada che percorriamo meglio di altri Paesi europei, anche se sappiamo bene che in molte famiglie e in molte imprese la crisi si sente ancora e molto. Ma anche questo non basta: significa poco se non risolviamo i nodi strutturali e i ritardi del sistema-Paese che rendono l'Italia meno competitiva sul piano mondiale. Ricordiamocelo: abbiamo ereditato dal passato un debito pubblico che ci costa il doppio di quello che mediamente costa agli altri Paesi dell'Unione europea. Abbiamo ereditato dal passato una infrastrutturazione che si dice essere del 50% inferiore, per esempio, a quella dei Paesi che ci sono vicini e con cui siamo in competizione (la Francia e la Germania), proprio perché sono mancati i soldi che erano impiegati - 5 punti di PIL - nel pagamento del debito pubblico sotto forma di interessi. Siamo in questa situazione: le nostre imprese crescono meno perché pagano il 30, il 40 e qualche volta anche il 50% in più l'energia, perché, grazie agli ecologismi di sinistra abbiamo abbandonato la direzione della produzione di energia attraverso le centrali nucleari. La Francia produce l'87% di ciò che consuma attraverso centrali nucleari che sono sicurissime, tanto che quando il governo decide di posizionare in una determinata area una centrale nucleare, le altre aree che potevano invece aspirare ad averla scendono in campo pretendendo di avere la centrale, perché essa porta lavoro ed è considerata assolutamente sicura. Quando un prodotto esce da una nostra fabbrica, dove il costo dell'energia è stato del 30% superiore a quello delle fabbriche concorrenti negli altri Paesi, esso già di per sé può avere un prezzo difficilmente comparabile con quello della concorrenza.

Dobbiamo quindi fare queste riforme. Le riforme saranno il tema del lavoro da qui alla fine della legislatura: le riforme che ho indicato nei cinque punti della mia relazione introduttiva e su cui il governo è qui a chiedervi la fiducia. Per l'Italia si deve aprire una grande stagione di crescita e di riforme, nella democrazia, nella sicurezza e nella libertà. Vi ringrazio.