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sabato 27 febbraio 2010

BERLUSCONI: Ecco la mia verità sull'avvocato inglese


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Ti proponiamo l’intervento di Silvio Berlusconi tratto dal libro "Viaggio in un’Italia diversa", di Bruno Vespa (2008), pubblicato su "Il Giornale" di venerdì 26 febbraio 2010


L’avvocato Mills era uno dei tantissimi avvocati di cui all’estero si era servito occasionalmente il gruppo Fininvest. Io non ricordo di averlo mai conosciuto. A processo avviato ho appreso dagli atti processuali che Mills era l’avvocato di un armatore italiano residente in un Paese africano, del quale gestiva anche il patrimonio e seguiva gli affari. Dai conti di tale armatore oltre a trattenersi il denaro corrispondente a parcelle emesse, si era trattenuto anche 600.000 dollari quale ulteriore compenso professionale. Tale somma non fu dichiarata per evitare di pagare le imposte al fisco inglese e di dover dividere questo denaro con i colleghi del suo studio, visto che aveva condotto tutte le relative operazioni all’estero e personalmente.

Con i soci ed il fisco inglese, Mills si inventò la storia che quei 600.000 dollari non erano frutto di una attività professionale, ma di una donazione. Gli venne in mente il nome di un dirigente Fininvest con il quale aveva avuto rapporti in passato, Carlo Bernasconi. E si inventò che quei soldi erano una donazione di Bernasconi. Perché proprio di Bernasconi? Perché Bernasconi nel frattempo era morto. E perché Bernasconi gli avrebbe dato quei soldi? Per riconoscenza, perché Mills, due anni prima della pretesa donazione, sarebbe stato attento, rendendo due testimonianze in Italia, a non penalizzare il gruppo Fininvest e Silvio Berlusconi. La tesi è risibile. Mills era un testimone dell’accusa e in quelle occasioni le difese si opposero addirittura alla sua audizione. E se fosse stato un teste “amico” ovviamente non vi sarebbe stata opposizione alcuna. Invece era certamente un teste ostile tanto che le sue dichiarazioni furono utilizzate quale punto principale per motivare, in primo grado, una sentenza di condanna. Non solo.


Era anche in corso fra la Fininvest e Mills un aspro contenzioso poiché questi si era trattenuto una ingente somma pari a ben 10 miliardi di lire di allora, che non voleva restituire e che poi effettivamente non restituì trattenendosela. È evidente quindi che mai si sarebbe potuto riconoscere alcunché a chi con la sua testimonianza era stato causa di una sentenza di condanna e si era trattenuto una somma così elevata ed oggetto di richiesta di restituzione. L’avvocato Mills, avendo in corso una verifica fiscale e non volendo né pagare le tasse né dividere quei 600.000 dollari con i soci del suo studio, come aveva dovuto fare con i 10 miliardi che aveva ritenuto quale compenso professionale, tentò tramite il suo commercialista di costruire una storia verosimile per il fisco inglese. Ma gli andò male perché il fisco scoprì il trucco. I pubblici ministeri italiani, avvertiti, gli piombarono addosso e in un drammatico interrogatorio durato dieci ore a Milano, Mills, ormai sfinito e temendo di venire arrestato, come ebbe a spiegare egli stesso, diede una versione di comodo per poter ritornare immediatamente in Inghilterra. Subito dopo si rese conto di essersi comportato in modo del tutto incongruo e che la sua tesi era insostenibile e decise finalmente di dire la verità.


Questo tuttavia non impedì alla procura milanese di utilizzare le sue prime dichiarazioni per montare con grande gaudio e grande risonanza mediatica un processo a mio carico. Ma né le mie società, né tanto meno io, avevamo ragioni per fare quel versamento a Mills che proprio con le sue dichiarazioni era stato il principale responsabile di una sentenza di condanna. Davvero una assoluta assurdità!
Nel 2006 promossi addirittura una conferenza stampa a Palazzo Chigi perché i nostri avvocati erano riusciti a reperire la documentazione che provava in modo indiscutibile il passaggio dei 600.000 dollari dall’armatore a Mills. Sono stati ricostruiti fino all’ultimo centesimo tutti i movimenti contabili dei conti correnti di Mills e del suo cliente documentando per tabulas provenienza e destinazione del denaro.


Ma c’è dell’altro. A questo punto il processo, da cui avrei dovuto essere già ampiamente assolto, sarebbe già caduto in prescrizione se nel febbraio 2008 la Procura di Milano non avesse sostenuto la stupefacente tesi che la presunta corruzione di Mills non si sarebbe verificata nel momento in cui avrebbe ricevuto i soldi, ma nel momento in cui cominciò a spenderli! Cioè due anni dopo, proprio in tempo per far scattare in avanti i termini della prescrizione.


Per finire l’ultimo paradosso: il fisco inglese, dopo indagini approfondite, ha deliberato di far pagare a Mills le imposte, ed anche delle forti penalità, su quei 600.000 dollari, proprio perché ha accertato che si trattava di un corrispettivo dovuto per una prestazione professionale e non di una donazione da parte di terzi che, come donazione, sarebbe stata esente da tassazione.
A questo punto e di fronte a questi argomenti inoppugnabili qualunque giudice scrupoloso ed equanime avrebbe chiuso il processo. Non così la dottoressa Gandus, presidente del collegio.


Uno: negò alla difesa tutti i testimoni a discarico ammettendo invece tutti quelli del pm.
Due: accelerò i tempi del processo (si era in piena campagna elettorale).
Tre: accettò inopinatamente i nuovi improponibili termini di prescrizione. Tutto ciò fece insospettire i nostri avvocati che alla fine vennero a sapere che la Gandus era ed è un’attivissima militante della sinistra estrema e che come tale ebbe a partecipare a tutte le manifestazioni di contrasto nei confronti del mio governo.


È curioso sostenere - come ha fatto la Corte d’Appello - che la Gandus, pur essendo un mio dichiarato e palese nemico politico, nel momento in cui arrivasse a scrivere una sentenza nei miei confronti saprebbe non venir meno al vincolo d’imparzialità impostole dalla Costituzione. Ma un giudice non deve essere soltanto imparziale. Deve anche apparire tale.
E questo è soltanto l’ultimo dei processi che mi sono stati cuciti addosso. In totale più di cento procedimenti, più di novecento magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo, 587 visite della polizia giudiziaria e della guardia di finanza, 2560 udienze in quattordici anni, più di 180 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti.
Dei record davvero impressionanti, di assoluto livello non mondiale ma universale, dei record di tutto il sistema solare.

martedì 9 febbraio 2010

Cerimonia a ricordo dei massacri delle foibe

A Gioia presso il Monumento ai Caduti

Mercoledì 10 febbraio alle ore 11.00

Alla presenza di autorità civili, militari e religiose il Sindaco Piero Longo deporrà una corona di alloro ai piedi del Monumento ai Caduti in memoria delle “vittime delle foibe” e degli stermini compiuti dalle soldatesche di Tito negli anni 1943 - 1947.

Nel giorno del ricordo, istituito in Italia con apposita legge del 2004, la Giunta Comunale di Gioia delibererà l’intitolazione di una strada alle “vittime delle foibe”.


giovedì 4 febbraio 2010

AMICI DI ISRAELE/L'INTERVENTO DI SILVIO BERLUSCONI AL PARLAMENTO ISRAELIANO


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E' per me un grande onore, è un grande onore per l'Italia, parlare in questa nobile assemblea che è il simbolo stesso dei valori democratici su cui si fonda il vostro paese. Questo Parlamento rappresenta la più straordinaria vicenda del Novecento. Questo Parlamento testimonia la nascita nel 1948 di uno Stato ebraico libero e democratico, che raccolse finalmente, dopo l'orrenda esperienza della Shoah,cittadini del mondo che parlavano tutte le lingue e che accorsero da ogni angolo del mondo. Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medioriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell'ideale sionista.

Per noi, come hanno detto sia il Papa Giovanni Paolo II che il Rabbino Elio Toaff, il popolo ebraico è un «fratello maggiore». Le origini della nostra amicizia, della nostra fratellanza, sono in una comunanza di civiltà e di destino, in un comune amore per la comprensione e la convivenza pacifica tra i popoli della terra. Purtroppo nel 1938 - lo voglio ricordare - l'Italia si macchiò dell'infamia delle leggi razziali, che contraddissero secoli di civiltà cosmopolìta e di rispetto umanistico della persona e della sua dignità; ma il popolo italiano trovò la forza di riscattarsi attraverso la lotta di liberazione dal nazi-fascismo e trovò anche il coraggio di molti eroi civili, tra cui Giorgio Perlasca, che agì da giusto fra le nazioni mettendo in salvo numerosissimi ebrei. E nel recente incontro tra il Papa Benedetto XVI e la comunità ebraica di Roma il presidente della comunità ha ricordato il convento di Santa Marta, a Firenze, dove le suore cattoliche accolsero e salvarono decine di ebrei dalla persecuzione nazista.

Oggi la sicurezza di Israele nei suoi confini e il suo diritto di esistere come Stato ebraico sono per noi una scelta etica e un imperativo morale contro ogni ritorno dell'antisemitismo e del negazionismo e contro la perdita di memoria dell'Occidente. La nostra amicizia per Israele è franca, aperta e reciproca, non è solo vicinanza verbale, non è solo diplomazia, è un moto dell'anima e viene dal cuore. I rapporti bilaterali fra Italia ed Israele sono eccellenti. Su ogni questione vige la regola della sincerità e della ricerca di un accordo completo, utile e produttivo. La nostra cooperazione è un vanto del mio governo e un fattore di orgoglio e soddisfazione per l'opinione pubblica italiana.

Sono fiero di ricordare in questa solenne occasione che l'Italia seppe reagire con un grande «Israel Day» di solidarietà e di amore quando le bombe umane seminavano morte ad Haifa, a Tel Aviv, a Gerusalemme sui vostri autobus, nei vostri luoghi di ritrovo, nelle vostre feste nuziali, nelle vostre cerimonie religiose. L'Italia è orgogliosa di molti gesti di solidarietà verso il vostro paese, come ad esempio il rifiuto del nostro governo a partecipare alla Conferenza «Durban II» di Ginevra, che voleva sanzionare Israele con intollerabili accuse di razzismo e di violenza. Come il nostro voto contrario al rapporto Goldstone, che intendeva criminalizzare Israele per la reazione ai missili di Hamas lanciati da Gaza.

Noi combattiamo insieme a voi ogni possibile rigurgito di antisemitismo in Europa e nel mondo, e insieme a voi ci preoccupiamo di rendere inseparabili la battaglia per l'esistenza e la sicurezza dello Stato d'Israele e quella per la pace. L'estensione della democrazia a tutti i popoli della terra, nelle forme possibili, e la difesa della libertà come bisogno insopprimibile di ogni uomo sono un imperativo che ci accomuna e che deriva dalla nostra fede, dalla nostra cultura giudaico-cristiana, dalla nostra comune concezione dell'uomo e della storia. Noi siamo uniti nella difesa della democrazia libera dal fanatismo, dal pregiudizio, dalla superstizione, dall'uso della violenza strumentalizzando il nome di Dio. A questa battaglia ci spinge la consapevolezza che ogni uomo e ogni donna nel mondo, quale che sia il loro credo, il loro colore, la loro etnia, ambiscono alla libertà.

Israele, il vostro Stato è davvero il simbolo di questa possibilità di essere liberi e di far vivere la democrazia anche al di fuori dei confini dell'Occidente, ed è proprio per questo che risulta una presenza intollerabile per i fanatici di tutto il mondo. Per queste ragioni i liberali di ogni parte del globo vedono nel vostro paese il simbolo positivo, doloroso e orgoglioso di una grande storia che parla di amore, di libertà, di giustizia, di ribellione al male. E noi, liberali di tutto il mondo, vi ringraziamo per il fatto stesso di esistere.

Cari amici, dopo l'11 settembre abbiamo capito il carattere ultimativo e globale della sfida al nostro modo di vivere e alla nostra pratica della libertà, alla nostra pratica dell'eguaglianza tra i sessi, del diritto universale alla vita, alla libertà e alla sicurezza. Dieci anni prima era stata Tel Aviv ad essere colpita dai missili Scud di Saddam Hussein e dal 2000 è stata l'ondata terroristica della seconda intifada a mettere a dura prova il grande spirito di resistenza del vostro popolo. Noi italiani siamo stati consapevoli fin dal primo momento che la sfida del terrorismo era rivolta non soltanto contro gli Stati Uniti e contro Israele, ma contro tutti i paesi democratici dell'Occidente e contro gli stessi paesi arabi moderati. Da allora abbiamo fatto la nostra parte, dall'Iraq all'Afganistan, dalla Bosnia al Libano, per combattere il terrorismo e favorire la pace. Con i nostri soldati e le nostre missioni di pace abbiamo contribuito a rendere il mondo più sicuro e più giusto, pagando un alto tributo di vite umane.

Anche di fronte alle minacce contro Israele e contro la sicurezza del suo popolo, l'Italia non è indifferente. L'efferatezza antisemita, a differenza di quanto è avvenuto alla vigilia e durante la seconda guerra mondiale, non potrà e non dovrà più nutrirsi della complice indifferenza dei governi. In una situazione che può aprirsi alla prospettiva di nuove catastrofi, l'intera comunità internazionale deve decidersi a stabilire con parole chiare, univoche e unanimi, che non è accettabile l'armamento atomico a disposizione di uno Stato i cuileaders hanno proclamato «apertamente» la volontà di distruggere Israele ed hanno negato insieme la Shoah e la legittimità dello Stato ebraico. Su questo punto non si possono ammettere cedimenti: occorre ricercare la più ampia intesa a livello internazionale per impedire e sconfiggere i disegni pericolosi del regime iraniano. La via da percorrere è quella del controllo multilaterale sugli sviluppi militari del programma nucleare iraniano, quella del negoziato risoluto, quella delle sanzioni efficaci: bisogna esigere garanzie ferree dal governo di Teheran, impegnando in modo determinato l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica al controllo ispettivo ed alla verifica continua dei progressi del negoziato. Certo, non si deve respingere alcun segnale di buona volontà da parte iraniana, ma occorre dire apertamente che gli sforzi di dialogo non possono essere frustrati dalla logica dell'inganno e della perdita di tempo.

Signori deputati, autorità, cari amici, venendo alla questione mediorientale, la nostra azione, come sapete bene, è stata sempre indirizzata verso la soluzione che prevede due Stati, quello ebraico di Israele e quello palestinese, che vivano in pace e in sicurezza l'uno accanto all'altro. Oggi questa soluzione - due Stati, due popoli - appare condivisa, oltre che da voi e dalla leadership palestinese, anche dall'Unione Europea, dagli Stati Uniti e dai più importanti partner del mondo arabo e devo dare atto al primo ministro Netanyahu del coraggio con cui ha deciso di seguire, spiegandone le ragioni al suo popolo, tale strada.

Sin dal 1994, come capo del Governo italiano, ebbi a proporre un «Piano Marshall» per lo sviluppo economico dei territori palestinesi: vedo, oggi, il mio paese sempre più impegnato nell'aiuto umanitario ai palestinesi, nella cooperazione in materia sanitaria, culturale, infrastrutturale, turistica, e continuo ad essere convinto che la pace economica sia un elemento chiave per offrire speranza e futuro al popolo palestinese che ha sofferto e aspira ad una pace duratura e globale. La strategia della pace nel benessere è uno strumento prezioso per lo smantellamento delle premesse psicologiche e ideologiche di ogni forma di violenza. Mi rendo conto delle mille difficoltà sulla strada del processo di pace che tutto il mondo auspica. Ma noi speriamo in una svolta che metta da parte per sempre la cultura della violenza, che induca il popolo palestinese a guardare con fiducia al suo futuro e al rapporto con lo Stato ebraico come a un'opportunità per il proprio sviluppo e non come a un impedimento da superare.

Oggi mi rivolgerò, con un appello che viene dal cuore, al presidente Abbas affinché torni al tavolo del negoziato e consegni alla storia un accordo per la pace e lo sviluppo economico del suo popolo, della sua terra, dando vita così a quello Stato palestinese che la comunità internazionale attende. E mi rivolgo al caro amico primo ministro Netanyahu, per chiedergli di confermare, con coraggio, le sue proposte e le sue offerte per far ripartire il dialogo, tenendo conto degli auspici e degli incoraggiamenti dei paesi amici di Israele, come l'Italia, o gli Stati Uniti, e di tutti i partner europei. Noi preghiamo e pregheremo affinché questa speranza possa realizzarsi.

Cari amici, vi ringrazio per la splendida accoglienza e per l'affetto che mi avete riservato. Considerateci accanto a voi per costruire e difendere i valori che ci accomunano e che fanno di Israele un avamposto della cultura europea e occidentale. Quella cultura che si basa sul primato della persona umana e sulla grandezza dell'uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Quella cultura e quei valori che fanno del vostro paese una vera democrazia, una società libera e orgogliosa della sua libertà, uno Stato libero e democratico in tutto eguale alle democrazie europee. Questo sentimento, che avverto profondamente, mi fa dire da anni, e non da oggi, che il vostro posto, il posto di Israele deve essere tra le nazioni dell'Europa, come membro a pieno titolo dell'Unione Europea. Questo è il mio sogno, questo è il mio augurio.

Vi ringrazio ancora e di cuore per la vostra accoglienza e per la vostra amicizia. In nome del popolo italiano auguro pace, serenità e benessere a voi e a tutto il popolo di Israele. Viva Israele, viva l'Italia, viva la pace e la libertà.


lunedì 1 febbraio 2010

Consiglio Comunale per il 4 febbraio alle ore 9,00

Oggetto: Convocazione Consiglio Comunale .

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

VISTA la richiesta del Sindaco in data 28.01.2010, prot. n. 2687;SENTITA la Conferenza dei Capigruppo; VISTO il regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale;VISTO lo Statuto Comunale;

CONVOCA

il Consiglio Comunale di Gioia del Colle in seduta ordinaria ed in 1^ convocazione per il giorno 4 FEBBRAIO 2010 alle ore 09,30 e, nel caso non si raggiunga il numero legale in 2^ convocazione per il giorno 8 FEBBRAIO 2010 alle ore 09,30, nella sala consiliare di palazzo San Domenico, per la trattazione dei seguenti argomenti:

SEDUTA PUBBLICA

  • 1) Approvazione verbali sedute precedenti
  • 2) Piano Sociale di Zona 2010/2012 Approvazione Convenzione per la gestione associata degli interventi e dei servizi sociali dell'Ambito territoriale di Gioia del Colle e contestuale approvazione del Piano Sociale di Zona;
  • 3) Modifica delibera di C.C. n. 60 del 25.06.1996 avente per oggetto:"Approvazione regolamento di contabilità";
  • 4) Approvazione programma di incarichi di studio, di ricerca e di consulenza per l'anno 2010;
  • 5) Approvazione del regolamento per la tutela e la valorizzazione delle botteghe storiche e degli esercizi tradizionali del Comune di Gioia del Colle;
  • 6) Modifica ed integrazioni regolamenti Comunali TARSU - Imposta di pubblicità e ICI;
  • 7) Regolamento per l'applicazione della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche. Approvazione nuovo regolamento.
  • 8) Adozione programma triennale 2010-2012 e dell'elenco annuale 2010 dei Lavori Pubblici ai sensi del Decreto del Ministero dei LL.PP. 21.06.2000 e ss.mm.ii.;
  • 9) Art. 174 del D.Lgs. 18 agosto 2000. Approvazione della relazione previsionale e programmatica 2010 - 2012, del bilancio annuale di previsione dell'esercizio finanziario 2010 e del bilancio pluriennale 2010-2012 e degli ulteriori allegati.
  • 10) Affidamento dei servizi propedeutici di accertamento e riscossione coattiva delle entrate tributarie (imposta comunale sugli immobili - tassa rifiuti solidi urbani - tassa occupazione suolo pubblico - pubblicità". Indirizzi per la procedura di gara;

Il Presidente del Consiglio
Avv. Filippo Gianfranco Tisci